I searched you, but I didn’t find you.

Venerdì e sabato t’ho cercato assiduamente. V’era folla, e io, in quella folla, cercavo te. Non facevo altro che guardarmi intorno, sperando di notarti e sperando che tu notassi me. In vano; tu non c’eri. Non sei mai arrivato e io mi sono sentita così triste e amareggiata. Sai, in ogni posto che vado, ho sempre questa dannata e inrealizzabile speranza nel cuore che vuole vederti e sapere che respiri il mio stesso ossigeno perché sei lì, vicinissimo a me. Ma ultimamente non sto avendo molta fortuna. Sono già trascorsi quasi 15 giorni dall’ultima volta che ti ho visto e mi ritrovo qui, a spuntare le date sul calendario chiedendomi quando ti rivedrò, se mi fisserai ancora e se mi rivolgerai la parola. Ti sto aspettando con gli occhi gonfi dal troppo pianto, con il cuore in gola per l’impazienza e un’ansia addosso che non t’immagini. Mi sembro una ragazzina di 14 anni a fare i conti con la sua prima sbandata. Peccato che la mia non sia affatto un amore adolescienziale, ma un sentimento decisamente più elevato e profondo.

Relapsing.

Dopo un periodo in cui stavo discretamente bene, ecco che tutto prontamente viene demolito, fatto a pezzi, smantellato. Questa mattina sono andata in università a sostenere un esame scritto. Appena arrivata mi sono messa disperatamente a ripassare, ed ero piuttosto amareggiata visto che A., doveva ancora arrivare. Ero tesa, temevo che non si presentasse proprio come quella volta a giugno. Invece poco prima dell’esame è arrivato, insieme a suo fratello e a un suo amico. Appena eravamo vicini, i nostri sguardi si sono incontrati. Non c’è l’ho fatta a sostenere lo sguardo, mi sentivo in imbarazzo e così, stupidamente, ho abbassato gli occhi. Un attimo prima di entrare in aula, ho notato che mi fissava nuovamente, ma niente, di nuovo, per l’ennesima volta, tenevo gli occhi a terra. In classe, s’è messo nei posti davanti e io che ero centrale riuscivo a cogliere tutti i suoi movimenti. Durante l’esame infatti, mi distraevo un sacco ad osservarlo, sentendomi patetica come non mai. Ma non riuscivo a farne a meno. Continuavo imperterrita a guardarlo, a guardarli quei capelli così lunghi e belli. Concluso l’esame, ho iniziato a mettere in fretta le mie cose nello zaino, in modo che appena avrei consegnato il compito, gli sarei passata davanti. Purtroppo però mentre elaboravo la tattica, lui mi ha preceduta. S’è alzato, ha consegnato ed è subito uscito. Mi sono precipitata fuori immediatamente, ma purtroppo di lui non v’era più traccia. Pareva che si fossi dissolto nel nulla. Delusa, sono andata a fumare. Così mentre chiaccheravo con una mia compagna di corso, lui è riapparso. Vedevo che si gira a guardarmi di tanto in tanto mentre parlava coi suoi amici, ma io e lui non ci siamo parlati. Poco dopo è andato via, e io non l’ho visto più. Mi sono sentita e mi sento tutt’ora un’idiota, un’incapace. Ho decisamente sbagliato a non permettere che i nostri sguardi s’incontrassero. Mi sarebbe piaciuto che le cose andassero diversamente, che lui fosse venuto a chiedermi com’era andato l’esame, e a parlarmi un poco. Sarebbe stato stupendo anche se fossimo andati insieme a mangiare da qualche parte. Invece sono solo stupide fantasie che non prendono forma e che non si trasformano in realtà. Mi dispiace, non era mia intenzione comportarmi così di merda, non me l’aspettavo, non so davvero che m’è preso. Scusami se sono un totale disastro, purtroppo non riesco ad essere perfetta. Ora sono depressa, dopo un po’ in cui stranamente non lo ero affatto. Invece questa vecchia troia mi è nuovamente salita. E la colpa di chi è? Chi è che si è comportato di merda? Io al 90% e lui al 10%. Ma so che la colpa quasi totale di quanto accaduto oggi è solamente mia. Sono io che mi sono comportata in una maniera indecente. Adesso chissà quanto ci vorrà per rivederti A., mi manchi già, nonostante ti abbia visto solo 8 ore fa.

So much love that concerns you.

E così proprio come oggi, tre anni fa, su quella panchina di quel parco, ci dichiarammo; tu a me ed io a te. Ricordo ancora molto bene, il tuo sguardo soddisfatto quando mi chiedesti se a me tu piacevi; sapevi già ancora prima di domandarmelo che il tuo sentimento era ricambiato, vero? Inizialmente stentavo a credere che ciò che mi stessi dicendo era autentico, reale e che non fosse solo l’ennesimo inganno, ma poi davanti a quel tuo modo di guardarmi così intensamente mi sono sciolta e così pure i miei dubbi. Non puoi nemmeno immaginare quanto ero felice di sapere ciò che provavi nei miei confronti; mi sentivo realizzata, soddisfatta perché tu mi sei sempre piaciuto, fin dall’estate 2009. Poco tempo dopo quel bacio che m’avevi dato, ha iniziato a crescere un sentimento che all’inizio era semplicemente una banale sbandata, ma che poi, a lungo andare è diventato un qualcosa di più profondo, solido, ardente. Ma poi, quando tu ti mettesti insieme a quella ragazza, tutto crollò. Versavo lacrime su lacrime, pensando che stavi per sempre con lei. Mi sentivo eclissata, cancellata come se io per te non fossi mai esistita. Ma nonostante tu fossi assieme a lei, gli sguardi verso di me erano sempre presenti e così io non capivo, non ero in grado di comprendere perché tu in ogni occasione a cui prendevamo parte entrambi stavi sempre là a fissarmi. Il tuo comportamento paradossale non faceva che confondermi anche se non era in grado di mettere in discussione il sentimento che provavo per te. Quello era sempre là forte, duraturo, saldo e vivo. Passò così un anno e mezzo circa. In questo periodo riuscii momentaneamente a sganciarmi da te, anche se solo all’appartenza; conobbi infatti colui che divenne il mio primo ragazzo serio con cui trascorsi un periodo bellissimo e con cui ero certa sarei riuscita a dimenticarti, a cancellarti; così però non avvenne poiché lui fu influenzato (molto probabilmente da un tuo amico e da te) e prese ad evitarmi, spezzando così il legame che ci univa. Non puoi nemmeno riflettere quanto io ci sia stata male, avevo pure ripreso ad autolesionarmi cercando così di concentrare il cervello sul dolore fisico, preferibile a quello psicologico. Così trascorsi nove lunghi e apparentemente interminabili mesi in un costante stato depressivo, finché all’inizio di giugno 2011 avvenne una cosa che non mi sembrava reale. Due mesi prima t’eri lasciato con la tua ragazza e fu così che tornasti da me. Ero totalmente sorpresa. Fu grazie a te che io riuscii ad annullare il ricordo doloroso della separazione tra me e il mio ex. Pensa poi alla mia contentezza quando tu mi dicesti che ti ricordavi il nostro primo bacio. Se te lo ricordavi forse una ragione c’era e cioé che non t’era stato indifferente. Iniziammo così a frequentarci, a sentirci e fu uno dei periodi più belli. Mi sembrava di vivere in una bolla dove ogni cosa era fantastica, dove ogni cosa trovava il suo posto adeguato. Ma poi venne settembre e le nostre conversazioni terminarono. Io ero troppo timida per chiederti cosa era successo e nemmeno tu lo chiedesti mai a me. Ripresi a stare male, ogni mia certezza venne meno e i perché presero a tormentarmi la mente. Ogni volta che ci incontravamo da qualche parte ci mettevamo a fissarci reciprocamente. Nel 2012 iniziai l’università e fui quindi costretta a incontrarti ogni giorno in facoltà visto che anche tu la frequenti, anche se un anno avanti rispetto a me. Talvolta capitava di salutarci, oltre che il solito starci a guardare, ma niente più. Questo fino a maggio 2014, dove dopo un concerto e dopo tre anni di silenzio tu mi parlasti. Pensavo fosse la svolta che tanto avevo aspettato, ma nonostante ci fossimo riparlarti, siamo ancora ricaduti in questa situazione di stasi, dove ci salutiamo (a volte) e ci osserviamo. Non sai quante volte il mio pensiero ritorna a tre anni fa, quante volte risento nella mente quelle tue parole così meravigliose. Sabato C., è venuto a chiedermi un’altra opportunità, sai? Ma ho rifiutato perché sono (ancora) innamorata di te. Da cinque anni.

It’s too late, asshole.

Sabato è successa una cosa che non mi sarei mai e poi mai aspettata: C., il ragazzo con il quale mi frequentavo l’anno scorso è venuto a chiedermi di concedergli una seconda opportunità. Ero a un concerto punk in riva a un lago vicino al paese dove abito. Stavo seguendo il concerto, quando ad un certo punto arriva appunto C. e mi saluta. Fin da subito si mette ad attaccarmi una pezza infinita, chiedendomi dell’università, se la frequento ancora e come stanno procedendo gli esami. Rispondo di sì e gli chiedo se lui lavora, pur essendone già a conoscenza. Nel frattempo continua a mettermi un braccio attorno alla vita e capisco che lo fa perché è ubriaco da far schifo, stenta pure nel reggersi in piedi. Dopo ancora qualche scambio di parola, mi dice che sono una persona fantastica, che lui è stato uno stronzo e un coglione quella volta nel bosco quando aveva deciso di porre fine alla nostra frequentazione e che ha capito lo sbaglio che ha commesso e di così mi chiede un’altra chance. Ho rifiutato poiché mi sono resa conto molti mesi fa che non è lui che voglio. Inoltre gli ho sbattuto sul muso che ciò di cui ho bisogno io non è un rapporto a intermittenza, visto che sono già io instabile di mio senza il bisogno di una relazione che incrementi ancora di più quest’instabilità; per di più lui era estremamente contradditorio, affermando di non volere una storia, ma solo una seconda chance. Ad ogni modo gli ho detto chiaro e tondo che so perfettamente che durante la nostra frequentazione lui puntava solo a portarmi a letto, nonostante lui abbia sostenuto di no, dicendomi che lui sapeva fin dall’inizio che non ci sarei stata. Comunque gli ho detto che non voglio riprovarci perché non sono più presa da lui, ho saputo metterci una pietra sopra complice il fatto che vedevo spesso A. in facoltà e che quindi sono riuscita a smorzare quell’infatuazione che avevo per lui più facilmente del previsto. Lui non ha reagito male davanti al mio essere sincera e mi ha intimato di andarmene, ma io gli ho risposto che era stato lui a venirmi a parlare e che quindi in caso, era lui che doveva andarsene e così s’è alzato (eravamo seduto sul prato), m’ha salutata bruscamente e se n’è andato. Sono rimasta un po’ a riflettere se avevo fatto la scelta giusta e circa un’ora più tardi ho avuto conferma di ciò dal momento che l’ho beccato mentre ci provava con un’altra ragazza. Ma viva la coerenza, caro C.! Questo comportamento mi ha indotto a confermare la mia tesi e cioé che il suo unico desiderio nei miei confronti rimane solamente quello di scoparmi e niente più. Non sei affatto furbo come credi, sai C.? Ho avuto chiare le tue subdole e viscide intenzioni fin da quando hai iniziato a chiaccherare con me come se l’estate scorsa non fosse successo nulla tra noi. Devi capire che io non sono quel tipo di ragazza, io non ho la fissa del sesso come ce l’hai tu, sono interessata a un rapporto stabile e duraturo, non alla classica botta e via e forse sarebbe meglio che te ne rendessi conto anche tu che quel tipo di rapporto occasionale è del tutto sbagliato e che se pensi ti faccia stare bene, stai commettendo uno sbaglio enorme. Comunque il mio io m’ha sorpresa totalmente; non m’aspettavo affatto di essere così splenditamente paracula mentre gli illustravo come stavano le cose. Mi sentivo proprio figa, molto superiore rispetto a lui. Riuscivo a parlare e a gestire la discussione senza aver bevuto e senza ansie addosso. Lui, a differenza mia, era ubriaco fradicio e ha addirittura ammesso che non sarebbe riuscito ad essere coraggioso e parlarmi senza alcool. Patetico. Ad ogni modo, forse adesso s’è realmente reso conto che non sono la sua cazzo di bambolina a cui può venire a fare la scena, sperando che io cada nelle sue braccia. Non funziona così. La chance l’hai avuta quasi 12 mesi fa, ma hai mandato tutto a puttane perché come tu stesso hai ammesso avevi paura di impegnarti in una storia con me (o di soffrire, mh?) e quindi hai deciso di distruggere il nostro legame. Ormai è tardi, coglione.

Five years ago.

Esattamente come cinque anni fa, a quest’ora mi stavo preparando per andare a una festa in un paese vicino a quello in cui abito io. E dopo qualche ora tu mi avresti baciata. Non ci conoscevamo affatto, sapevo solo chi eri di nome perché il giorno prima t’avevo chiesto l’amicizia su Facebook. Erano le sette circa e io e la mia amica, dopo aver fatto autostop, stavamo sedute sulle altalene discutendo de più e del meno, sperando che quella sera ci saremmo divertite come non mai. All’incirca un’ora dopo fummo raggiunte da altre due nostre amiche, così ci recammo alla festa che si svolgeva in un campetto all’aperto. Ed ecco che siccome l’amica con cui ero venuta ti conosceva, t’avvicinasti e ci mettemmo subito a parlare e a bere. Quella sera infatti l’alcol non si può dire che mancasse, anzi! A un certo punto, non ricordo come, ci sedemmo tutti quanti per terra e io e te ascoltammo due canzoni che in tutti questi anni mi sono rimaste in testa: “Here I go again” degli Whitesnake e “Black metal” dei Venom. Io ti feci ascoltare quella degli Whitesnake essendo una delle mie canzoni straniere preferite in assoluto e tu quella dei Venom. Poco dopo incontrai una ragazza che voleva a tutti i costi offrirmi da bere, così andò a prendermelo, ma nel tornare incespicò, ruzzolando a terra e assieme a lei pure la birra. Siccome entrambi eravamo ancora seduti, per evitare che la birra ci inzuppasse, ci alzammo repentinamente. Tutte le mie amiche invece rimasero sedute e mentre le stavo guardando, tu ti avvicinavi sempre più. Ebbi giusto il tempo di dire una frase rivolta alle mie amiche, che tu mi bloccasti ogni possibilità di emmettere alcun suono comprensibile. Il tuo bacio mi colse totalmente di sorpresa, ma nonostante ciò mi piacque parecchio. Non appena ci staccammo però io ti dissi che ero interessata a un altro ragazzo (un coglione totale) e m’allontai da te. Ma nonostante ciò tu mi stavi dietro. Nel frattempo la sbronza si sentiva decisamente sempre più presente, tanté che mi sentivo parecchio ovattata e fuori dalla realtà; non capivo bene cosa stava succedendo intorno a me. Per tutta la sera comunque tu mi baciavi e ad un certo punto mi chiedesti pure il numero, ma io ubriaca com’ero, non ero assolutamente in grado di ricordarmelo. Sono passati cinque anni da quel nostro incontro, e chi l’avrebbe mai immaginato che dopo ben cinque anni, io mi ritrovo ancora a scrivere di te? Tante cose sono cambiate in questi cinque anni e tante invece sono rimaste immutate, ma i ricordi concerni te sono impressi e nitidi nella mente come se li stessi vivendo in questo preciso momento.

I hope to die soon.

Ebbene sono nuovamente depressa. Sta mattina e sto pomeriggio mi sono incontrata con una mia compagna di corso per studiare insieme un po’ di spagnolo; inutile dire che abbiamo fatto ben poco. Credo di non essere particolarmente tagliata a studiare assieme a qualcun’altro. Ad ogni modo oggi lui aveva un esame e così l’ho visto. Prima che lo facesse m’ha salutata e vedevo a volte mi guardava. Passano alcune ore ed ecco che finisce, esce dall’aula e io ch’ero lì con delle mie “amiche” non appena l’ho visto m’è presa sta cazzo di crisi d’ansia con annesse la solita tarchicardia che riduce il cuore a una bomba pronta per esplodere fuori dalla cassa toracica da un momento all’altro. Mentre raggiungeva i suoi amici, m’ha lanciato un’occhiata. Poi nel frattempo ch’ero fuori a fumare, esce e mi saluta di nuovo. Comunque ho capito che di me davvero non gliene frega un cazzo anzi gode nel prendermi in giro; è il suo sport preferito prendermi per il culo, illudendomi e facendomi soffrire. Da quando m’ha parlato non mi ha cercata affatto e questo denota una sola cosa e cioé che gli faccio schifo, che sono un cesso, un essere degno e meritevole solo di venire ferito a più riprese. Era troppo bello e inrealizzabile che uno come lui si mettesse con un’idiota patetica border come me. Nessuno vuole al proprio fianco una che non sia figa e che per di più ha disordini mentali. E le mie “amiche” che mi dicono che devo dichiararmi, ma non ci penso proprio! Ho promesso a me stessa che mai e poi mai mi sarei più dichiarata, non dopo quanto ho sofferto per venire rifiutata. Non ce la farei proprio, a stento “riesco” a farcela ora, figuriamoci se venissi rifiutata. E no, non sono paranoie. Magari lo fossero!

Missing you.

Ed esattamente tre anni fa, tu tornavi da me. C’eravamo incontrati per puro caso a quel concerto tra i boschi e chi poteva immaginare che solamente tre ore dopo, tu ti saresti avvicinato a me chiedendomi se potevamo andare da qualche parte? Penso che se qualcuno me l’avesse annunciato in precedenza, gli avrei riso in faccia. Puoi immaginarti l’espressione di totale incredulità dipinta sul mio viso, quando mi hai presa da parte, allontanandomi così dalle mie amiche. Quando poi ci mettemmo a chiaccherare senza ansie addosso, mi pareva di vivere in un fantastico film, dove dopo mille peripezie, si riusciva a sistemare ogni cosa. In quegli istanti, non ero assolutamente in grado di percepire la realtà; sembrava che stessimo dentro un’enorme bolla, solamente noi due. Esistevi solo tu. Più i minuti passavano e più tu ti facevi vicino, finché ci baciammo. Immagina la mia euforia quando poi mi dicesti che ti ricordavi del bacio che c’eravamo scambiati due anni prima; ero soddisfatta, perché nonostante tu per un anno e mezzo fossi stato assieme a una ragazza che non ero io, ti ricordavi di me, di quello che c’era stato fra noi e perché in quegli attimi si stava realizzando una cosa che non ritenevo possibile. Andò bene per tutta l’estate, ma con l’arrivo di settembre le nostre conversazioni non avvennero più. Non sapevo che pensare; io ero troppo timida per riuscire a scriverti e chiederti cosa stesse succedendo era uno scoglio insormontabile. Temevo che potessi arrabbiarti e non rivolgermi più la parola. Così iniziò il periodo in cui entrambi ci fissavamo, senza affatto riuscire a parlarci. Gli sguardi si fecero sempre più presenti e insistenti non appena, un anno dopo, cominciai a frequentare l’università. Ogni giorno ero costretta a vederti, non che la cosa mi dispiacesse, peccato che il tutto fosse limitato a scambiarci reciproche occhiate e niente più. Questo fino a venerdì 16 maggio. Ancora m’illudevo che tu m’avessi parlato per una ragione, e invece mi trovo qui, sola più che mai, a farmi centomila domande, a sperare ogni giorno di incontrarti anche solo per riuscire a dirti ciao, nonostante vorrei dirti molto di più di questo semplice saluto.