Just a remembrance of my (sad) past. (II)

Non so come mai ultimamente io ripensi spesso a dei ricordi del passato, un passato lontano fitto di ricordi dolorosi legati soprattutto ai tempi della scuola (ma non solo). Così, in questa domenica d’aprile, sono qui a scrivere di quel passato ormai andato, ma che sarà sempre presente dentro di me poiché ha lasciato un segno indelebile nella mia anima. Sono troppe le ferite ancora aperte, a distanza di così tanto tempo, e temo che non si chiuderanno mai.

Avevo all’incirca otto anni e frequentavo le scuole elementari. Ero una bambina estremamente fantasiosa e avevo diversi interessi tra cui spiccava quello per il disegno. Trascorrevo molto tempo a disegnare, specialmente animali. Ero infatti un’amante degli animali, al punto che in uno dei miei giochi inventati da me mi divertivo a fingere di essere uno di loro, un lupo per la precisione. Ma in fare ciò non ero sola; a scuola infatti avevo messo in piedi un gruppetto di compagni di classe col quale giocavamo al gioco degli animali durante la ricreazione. Era così piacevole.

Poi un giorno però, ci eravamo trattenuti più del dovuto a giocare e quando salimmo in classe la campanella di fine pausa era già suonata da un pezzo e la professoressa di italiano aveva già cominciato la sua lezione. Quando ci chiese dove eravamo stati i miei compagni risposero che eravamo nel cortile a giocare. Poi ci domandò perché non eravamo saliti in tempo, e un mio compagno disse che la colpa mia, che siccome io avevo inventato il gioco, ero il capo e che avevo detto di rimanere giù più del dovuto, fregandocene del fatto che la professoressa era già in aula. La maestra era una all’antica, aveva un comportamento autoritario, non accettava il fatto che noi eravamo solo dei bambini e che quindi era logico che pensavamo più volentieri al gioco che alla scuola. Pretendeva molto da noi, era perfida, e faceva sempre battutine di dubbio gusto. Così, quella mattina all’improvviso si voltò verso di me e mi disse: “Ah, tu saresti il capo di questa banda di persone che giocano a fare gli animali? Ma tu non hai la stoffa del leader, non puoi esserlo, sei troppo timida e riservata! Pensa a rientrare in classe in tempo invece di crederti il capo!”. Detto questo si mise a ridere, con la sua risata fredda, glaciale, piena di astio, facendosi seguire a ruota dai miei compagni. Mi sentivo le lacrime scivolare sul mio volto, ero ferita, triste, arrabbiata, offesa.

Il gruppetto che ero riuscita a formare si sfasciò il giorno dopo. Nessuno venne più a giocare con me al gioco degli animali, Con i miei compagni di classe non ci giocavo perché avevano riso di me e perché mi prendevano sempre in giro, in più i loro giochi senza fantasia non mi piacevano.

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