Peolpe don’t understand me, and they try neither.

Stamattina, circa a mezzogiorno, ero fuori dalla facoltà che stavo fumando con un’amica, quando mi si avvicina uno mio ex compagno di liceo col quale sono rimasta in contatto. Stavo parlando del fatto che odio le persone, che ho un disordine dell’umore e che sono parecchio negativista, e lui continuava a dirmi che non è possibile, che non è vero, e frasi idiote di questo tipo. Giuro che avrei voluto strozzarlo, tale era grande il mio fastidio. Poi m’ha detto che non ha senso che io vada da uno psicologo (lui non crede che la psicologia possa aiutare la gente, penso che la odi), che devo solo stare tranquilla perché sono del tutto apposto. Volevo davvero mettergli le mani addosso, sentivo un’aggressività davvero acuta in quel momento, nei suoi confronti. Ma che cazzo ne vuole sapere lui! Mica è un medico. Odio la sua chiusura mentale del cazzo. La odio. Che male c’è a parlare con una persona il cui lavoro consiste nell’ascoltare le persone e a provare ad aiutarle? Almeno saprei che lo psicologo mi sta davvero ascoltando, che è pagato per farlo, non come la gente che conosco che o non mi ascolta proprio o che mi liquida dicendomi “tu non hai problemi, sei apposto, pensa in positivo” e altre stronzate di questo tipo. Ma beati voi che non avete di questi problemi! Io vi invidio, vorrei avercela anch’io una vita senza problemi! Invece no, il mio umore oscilla ogni giorno da un estremo all’altro, il mio pensiero è solo dicotomico, vedo solo in bianco o nero, senza nessuna sfumatura. Odio la gente, ma vorrei poterci parlare e magari farmela amica. Odio la gente, ma vorrei che mi fosse vicina in maniera onesta, senza umiliarmi, senza sfottermi, senza guardarmi male. Mi sento vuota, non so chi sono, non so cosa voglio diventare, non so perché sono al mondo, non so qual è il mio scopo e se ne ho uno, so solo che non voglio essere lasciata sola ad affogare nel mio dolore. Sono border, cazzo ci posso fare? Vorrei degli SSRI, forse starei meglio, forse riuscirei a essere più “normale”. Nessuno può sapere com’è brutto sentirsi costantemente allontanati, isolati, abbandonati, a meno che non ci si passi. E’ facile dire “stai tranquilla” piuttosto che dire “parlami, sfogati pure, io t’ascolto seriamente e magari se ci riesco, provo a darti una mano.” Già è facile, ma non è la strada giusta per comprendere una persona, e per dire “sono suo/a amico/a, io lo/a conosco/a”.

Stamattina, inoltre, appena arrivata in facoltà ho di nuovo visto lui. Mi ha guardata. Ma non so che cosa voglia da me. Probabilmente solo scoparmi, o forse neanche quello.

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