Craving for cutting.

Ultimamente sto pensando un sacco a quando ero solita tagliarmi (o per meglio dire, graffiarmi). Sarà che in questo ultimo periodo sto proprio di merda. Le mie cosidette “amiche” non sono più disponibili ad ascoltarmi o forse non lo sono mai state, ora due di loro iniziano pure a lavorare in un locale, e quindi non le vedrò più, non potrò raccontare più niente perché saranno sempre troppo impegnate. Quando non lavoreranno staranno coi rispettivi ragazzi, e io finirò ben presto nel dimenticatoio. Inoltre ieri, una di loro mi trattatava con estrema freddezza, credo per divertirsi, perché ci gode un casino che io soffra. Ma nonostante c’ho stasera ho deciso che vado comunque all’inaugurazione del nuovo locale, benché sappia perfettamente che nessuna delle due se lo merita veramente, ma almeno mi scrollo di dosso l’etichetta della “cattiva” che m’hanno affibbiato. Inoltre sono davvero curiosa di vedere come verrò trattata, anche se il mio incoscio lo sa già. Ho però dovuto tirare pacco a un’altra mia “amica”, alla quale ieri avevo detto che sarei andata con lei in un pub ad ascoltare musica punk. Peccato però che ieri l’altra sia riuscita a farmi sentire tremendamente in colpa, e così stamattina ero talmenta indecisa che l’ansia mi divorava, perciò ho deciso che stasera, finito di cenare, andrò all’inaugurazione, nonostante abbia l’umore a terra, nonostante mi piacerebbe decisamente di più andare a un altro locale ancora, parecchio distante da qui, dove so che lui stasera ci sarà. Probabilmente mi blocca il fatto che farei la figura della sfigata ad andare a questo locale da sola, senza qualcuno che venga con me, e quindi purtroppo, rinuncio. Ad ogni modo ultimamente dicevo, sento un craving pazzesco per l’autolesionarmi, voglio distruggermi, uccidere la mia persona borderline, disintegrarmi. I pensieri suicidi sono all’ordine del giorno, non mi danno tregua, e io penso e ripenso a quando appunto mi graffiafo con un ago da cucito. Ricordo come avevo iniziato, a provocare la crisi erano stati gli insulti che ogni giorno ricevevo, ma forse la goccia che proprio ha fatto traboccare quel benedetto vaso, è stato quando i miei compagni di classe avevano fatto un test per decretare la più bella della classe, e ovviamente nessuno aveva scelto o me, o forse quella volta che una tizia di un’altra classe mi era venuta vicino e mi aveva detto che ero un cesso e che facevo pietà. Ad ogni modo, iniziai così a graffiarmi tutti i giorni la pelle delle braccia, volevo vedere il sangue scorrermi sulla carne, volevo vedere la mia parte sbagliata scivolare fuori, abbandonare il mio corpo, andarsene. Poco dopo comunque, a ginnastica notarono i segni di quel disastro che m’ero combinata addosso, ma io mentii dicendo che a procurarmeli era stato un gatto che avevo stretto contro me con troppa forza e lui, arrabbiato com’era, aveva preso a graffiarmi. Era una bugia enorme, ma a me non m’importava affatto di mentire. Un’altra volta l’avevo fatto in Inghilterra, nel 2009. Non ricordo nemmeno il motivo per cui l’avevo fatto, ma m’ero allontanata dagli altri miei compagni e m’ero chiusa nel cesso, e avevo premuto a forza un ago di una spilla nella vena del braccio. Il sangue iniziò ben presto a scendere. Ero riuscita nel mio intento, m’ero bucata la vena. Il giorno dopo, avevo una specie di ematoma nel punto esatto in cui m’ero deliberatamente ficcata l’ago nel braccio, ma nonostante facessi fatica a muoverlo, ero pazzescamente attratta dal colore blu-violaceo del livido; spesso mi tiravo su la manica e stavo lì a fissarlo, non so bene per quale motivo. L’autolesionismo per me ha sempre rappresentato una distrazione momentanea dal dolore mentale, dalle ferite del cuore, dalle cocenti delusioni. Riuscivo per qualche momento a concentrarmi su qualcosa di diverso, ovvero il dolore fisico. L’ultima volta è accaduta nel dicembre 2010, quando ho anche tentato il suicidio, poi però d’allora non ho avuto neanche il craving. Ora però è tornato e paritcolarmente ardente tra l’altro. Temo che a breve cederò, alla fine che c’è di sbagliato nell’autolesionarsi? Proprio non lo capisco. E’ solo un modo di alleviare un po’ lo spirito.

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